Aspettando stato avanzato (4)

Copertina Preview n. 131 – novembre 2026

È uscito il Preview di novembre, il mensile che ogni mese anticipa le novità del mese di Bao Publishing e Bonelli. In questo numero molto spazio è stato dedicato a Stato Avanzato e al Ciclo del partito.

Cos’è il Ciclo del partito? Sono quell’insieme di eventi che vediamo, a volte appena accennati, a volte al centro della narrazione, nei miei primi cinque fumetti, alle spalle degli intrecci che i personaggi devono affrontare: Residenza Arcadia, Mercedes, Le buone maniere, Piovono Corvi e, infine, Stato Avanzato (dal 6 novembre in libreria, fumetteria e online).

(A parte le mie risposte, il testo è a cura della redazione di Bao Publishing).


Stato Avanzato

Con Stato Avanzato Daniel Cuello firma il proprio capolavoro, il quinto e ultimo tassello di un mosaico che è iniziato con Residenza Arcadia nel 2017 e che nel corso degli anni ci ha regalato una riflessione lucida e matura dei nostri tempi. Con questo nuovo titolo Daniel sigla un inno alla speranza, una storia preziosa che sembra dirci a gran voce quanto l’impegno e la presenza di tutti siano l’unica cosa che conta se davvero si vuole fare la differenza. Il finale perfetto per un universo narrativo che lo ha imposto come uno dei nomi di punta del fumetto italiano contemporaneo.

persone, e sono loro a fare tutta la differenza: c’è il protagonista, che sente il bisogno di riscattare le proprie colpe del passato, c’è un gruppo di ex funzionarie che hanno l’elenco di tutti i dissidenti politici e vogliono sapere che fine hanno fatto… c’è una vecchia conoscenza del passato che decide di sfruttare l’occasione per reinventarsi come guida politica del Paese.


Presente prossimo

Nel 2017, quando è uscito Residenza Arcadia, nessuno poteva immaginare la forza con cui la voce di Daniel Cuello sarebbe deflagrata. Un autore che aveva dimostrato di avere già una padronanza del linguaggio del fumetto senza pari, in grado di spaziare tra un umorismo dissacrante come quello del Guardati dal Beluga magico e vignette che oscillano tra un Sacro Cornetto e una stoccata alle idiosincrasie della nostra quotidianità. E poi a questi primi due titoli sono seguiti Mercedes, Le buone maniere, Piovono Corvi. Tutti pezzi di un puzzle molto più complesso che l’autore ha svelato gradualmente, mettendoci di fronte a frammenti di una società che – volume dopo volume – si è dispiegata davanti ai nostri occhi come sempre più simile alla nostra.

E ora quell’affresco giunge alla sua naturale conclusione con Stato Avanzato. L’ultimo capitolo dell’universo narrativo di Daniel Cuello, l’ultima incursione in una distopia che poi forse più di tanto non lo è. C’è da mettere insieme i pezzi. C’è da completare il mosaico colmando quelle vite lasciate volutamente in sospeso dall’autore con pezzi delle nostre, di vite. C’è da lucidare gli specchi per osservarci davvero, stavolta, perché i fantasmi del passato sono ancora lì, tra quei riflessi neanche troppo sbiaditi, e rischiano di frantumarsi in mille pezzi e invadere il nostro presente. Come un gigantesco Beluga fluttuante sulle nostre teste, portatore di un anatema che neanche il tanto osannato Sacro Cornetto potrebbe annullare, così il presente travestito da futuro raccontato da Daniel Cuello rischia di riversarsi come un fiume in piena e travolgere tutto. C’è da muoversi con cautela, tra le pagine di Stato avanzato, perché a ogni tavola si ha la sensazione di camminare su una lastra di ghiaccio sottile che potrebbe rompersi da un momento all’altro. Un brivido corre dietro la schiena, il futuro è già qui. Ma forse, grazie alla potenza narrativa dell’opera di Daniel Cuello, stavolta abbiamo la possibilità di scriverlo diversamente.



Ciao, Daniel, bentornato sulle pagine di preview! le nostre lettrici e i nostri lettori stanno finalmente per leggere la tua ultima fatica, stato avanzato. qui siamo in uno spazio safe privo di spoiler, perciò… come presenteresti il tuo libro senza rovinare l’esperienza di lettura? come lo racconteresti?

Facciamo un gioco: facciamo finta che io sia un game developer e che Stato Avanzato sia un open world alla GTA (quasi eh, anche se ci sono i gendarmi pure qui), solo che al posto di automobili e missioni ci sono spazzatura, detriti e ratti.

Qui Leo (Leandro) da molto tempo non sa più quale sia la sua missione o come tornare a casa, sa solo che deve schivare sacchi neri, debiti, sfratti, precarietà e detriti. Ma più di tutto deve evitare i rapporti umani, quelli più autentici: per lui sono più di una fatica da affrontare, sono una vera e propria minaccia.

Nel world building c’era un regime. Ma poi è caduto. C’è stata una guerra civile. Ma poi è finita. Ora ci sono macerie, saracinesche abbassate, puzza dilagante e rassegnazione. E c’è chi, quei detriti, li guarda con maggiore attenzione di quanto lo faccia Leo. C’è chi vuole fare tabula rasa per costruire il nuovo, qualunque nome o colore possa avere un nuovo che sa già di vecchio e c’è chi, sotto quelle macerie, tra i palazzi sventrati e la spazzatura, sa che sono nascoste memorie, ricordi e legami. Persone che devono essere ritrovate, per restituire loro un nome, una dignità e una giustizia.

Cassandra, la coprotagonista, a volte vorrebbe abbracciare Leo e altre volte prenderlo a schiaffi, ma ha le sue battaglie da combattere e confini precisi: non è il suo cuscinetto emotivo o lì per salvare chi sceglie di non muoversi.

Ma poi (come piace fare a me) obbligo chi legge a chiedersi “e se Leo fossi io? Se fossi io quello che aspetta senza agire? Se fossi io a dover prendere in mano il controllo della partita e decidere quale missione iniziare?” Perché Leo, così come chi legge, sa bene che il mondo gira, gli altri giocatori corrono, mentre lui se ne sta fermo ad aspettare. E l’attesa può essere logorante, per chi non ha chiesto di vivere in un eterno, dissociato, presente mentre tutto intorno è in una escalation. All’inizio impercettibile che ben presto però diventa una corsa frenetica dalla quale non puoi più chiamarti fuori. Perché sai che l’esito sarebbe uno solo, il game over. Non si può essere NPC per sempre.

Non si può essere NPC per sempre

Leggendo le tue storie, si ha la sensazione che i protagonisti che seguiamo nelle vicende siano la metafora e l’incarnazione di ciò che succede a livello sociale: un continuo gioco di specchi tra individuo e collettività che sembra ribadire quanto sia impensabile scindere l’uno dall’altro. è così anche in stato avanzato? quanto è importante per te questo aspetto?

Non riesco proprio a concepire un personaggio senza scinderlo dal suo world building (che se in Residenza Arcadia era distopico, nei libri successivi era lontano appena tre minuti e ora, in Stato Avanzato, è cronaca quotidiana). I miei personaggi sono fortemente condizionati dalle proprie scelte e da quelle che hanno fatto altre persone, sono parte integrante del mondo che li circonda, come lo siamo tutti noi. Ma non per questo non possono reclamare il diritto di scegliere per se stessi e per quello che più intimamente pensano sia la cosa giusta da fare. Le macerie e il fetore della spazzatura che circonda i miei personaggi, in Stato Avanzato, non sono solo un ostacolo. Non sono semplici antiestetiche pietre o il simbolo di decadenza (questo Cassandra lo sa bene): sono come un coperchio da alzare con un gesto a volte semplice, a volte estremamente faticoso, ma costante come un rivolo che diventa fiume. Si può (e si deve) fare Resistenza, anche con quei pochi strumenti che il gioco ti ha concesso. E se è vero che nessuno si salva da solo (cit.), è anche vero che da soli possiamo cominciare.